25 gennaio 2009

Ilva: metti mano al portafogli!!!

Le industrie siderurgiche hanno accumulato profitti incredibili negli ultimi anni e adesso fanno la gara per mandare operai in cassa integrazione e si lamentano di non poter migliorare gli impianti...
Ma possiamo ancora accettare questa presa in giro?

Luca Davi, Sole 24h


Un New Deal per rilanciare il comparto siderurgico italiano, che comprenda la realizzazione di infrastrutture pubbliche e un piano di aiuti al sistema manifatturiero. È quello che chiedono a gran voce al Governo le imprese siderurgiche nazionali, riunite in Federacciai, per non rimanere schiacciate sotto il peso di una crisi che, negli ultimi mesi, ha fatto crollare ordinativi e prezzi. Non a caso, il comparto, secondo le stime, nel primo trimestre 2009 sarà costretto a tagliare la produzione del 30% per adeguare l'offerta a una domanda oramai in caduta libera a causa della crisi dell'auto, degli elettrodomestici e dell'edilizia. Ma il contraccolpo più grave sarà sull'occupazione: gran parte delle 160 aziende italiane del settore dovranno infatti ricorrere alla cassa integrazione guadagni. Uno strumento che, entro marzo, avverte Giuseppe Pasini, presidente della Federazione, interesserà «tra i 15 e i 17mila lavoratori».

È un quadro a tinte fosche quello che tratteggiano i protagonisti della siderurgia italiana, riuniti ieri a Brescia per la presentazione di Made in Steel, la manifestazione internazionale che si terrà dal 18 al 20 marzo dedicata alla filiera dell'acciaio. Tagli della produzione, riduzione dei costi, riorganizzazioni interne: nulla, allo stato attuale, sembra far vedere una luce in fondo al tunnel della crisi. «A partire da ottobre il mondo è cambiato. Uscivamo da diversi anni di crescita ininterrotta, quando abbiamo assistito al progressivo stop degli ordinativi. Negli ultimi due mesi dell'anno e a gennaio la débacle è stata completa».

Se ci si guarda indietro l'unico dato positivo arriva dall'aumento dell'export, che nei primi undici mesi del 2008 è aumentato del 15,4%, e dal contemporaneo calo dell'import, ridotto del 16%. Tuttavia la frenata della domanda da parte dei produttori automobilistici (che assorbono circa il 40-50% dell'output siderurgico italiano), il cedimento della domanda di acciai per opere infrastrutturali e la discesa degli ordinativi dell'industria degli elettrodomestici solo in ottobre hanno fatto frenare la produzione italiana del 12,2%, annullando così la crescita che si era registrato fino ad allora. Già allarmate da previsioni che annunciano un 2009 peggiore – e di molto – del 2008, le imprese siderurgiche italiane si rivolgono al Governo. «Apprezziamo l'idea di concedere aiuti al settore auto – continua Pasini –, però crediamo non basti: così come hanno già fatto, e in misura più significativa, Germania e Francia, anche l'Italia deve varare un pacchetto di rilancio per l'intero settore manifatturiero con incentivi alle aziende e ai consumi.

Contemporaneamente, bisogna avere il coraggio di avviare quelle opere infrastrutturali di cui il Paese ha bisogno». Nel frattempo la misura d'urgenza passa attraverso il taglio dei costi, con la messa in cassa integrazione di circa «15-17mila lavoratori sui 60mila che il settore assorbe in via diretta». Un provvedimento d'urgenza che peraltro nelle scorse settimane è stato già annunciato da colossi come Ilva e Lucchini. La speranza è che qualche segnale di ripresa cominci così ad arrivare «già nel secondo semestre del 2009», conclude Pasini.

La crisi, sia chiaro, tocca tutti i maggiori colossi siderurgici mondiali, che da settimane continuano ad annunciare tagli alla produzione e al personale. E in questo contesto, l'industria italiana, seconda in Europa per output, rimane tra le più solide: cinque anni di crescita a doppia cifra, l'aumento dell'export e la forte riduzione del debito hanno permesso di rafforzare la patrimonializzazione. Per questo, avverte Antonio Marcegaglia, amministratore delegato, assieme alla sorella Emma, dell'omonimo gruppo siderurgico, il settore avrà ossigeno almeno per «qualche trimestre». Non molto, ma abbastanza per sperare di uscire dal guado.