9 luglio 2012

Qual'è il tasso di democrazia?

 Come si può misurare il tasso di democraticità di un paese? O certo si può ricorrere ai grandi temi. Il tasso di libertà di stampa, la libertà di parole, il tasso di accessibilità al sistema dell'informazione, e via di questo passo. Ma incorreremmo più in una questione metafisica impantanandoci nella palude ideologica e nella definizione di cos'è la libertà, se esiste una libertà senza giustizia sociale, che cos'è la democrazia se questa è solo derivante dalla sua radice etimologica e via di questo passo. Insomma in una discussione quasi filosofica al pari delle grandi discussioni che si avevano nelle accademie ateniesi o nel Circolo degli Scipioni romano
Oppure lo potremmo misurare nel tasso di partecipazione politica di ogni cittadino. Quanta partecipazione vi è nello scegliere la classe dirigente di un paese, come si arriva alle decisioni politiche e quanta volontà del popolo mediamente riconosciuto vi è nelle decisioni politiche. Ma anche qua incorreremmo in guerra fra guelfi e ghibellini a seconda della parte politica nella quale si milita o si è vicini intellettualmente. A seconda se propendiamo culturalmente per una democrazia diretta, partecipata o rappresentativa varia il grado di accettabilità di partecipazione e quindi la misura del tasso di democrazia in un paese. Per qualcuno basta andare a votare ogni 5 anni e per liste partitiche, più di una anche se omogenee, per avere un alto grado di democrazia, per altri invece non è sufficiente questo, ma occorre che il cittadino, sempre, partecipi direttamente alle scelte politiche, o quantomeno venga coinvolto ed ascoltato. 

Allora cerco nei fatti quotidiani, comuni del vivere quotidiano il tasso di democraticità. Ossia quanto conta il mio pensiero, la mia volontà e quanto possa valere il mio pensiero e il mio coinvolgimento, nei fatti quotidiani di rapportarsi con il potere a me più vicino, con le istituzioni.
Questo potrebbe apparire semplicistico o riduttivo rispetto al pensiero alto. Ma fa parte del mio rapportarsi giornaliero delle mie sensazioni epidermiche quello che mi fa essere fiero o incazzato quando incontro le istituzioni.
Ma se prendo una multa che ritengo ingiusta quanto conta il mio parere, rispetto a quella dell'istituzione?  Quali sono gli strumenti a mia disposizione per far valere il mio punto di vista e la mia contrarietà? Non dico quanta percentuale di successo ho , quanta percentuale che le mie ragioni vengano accettate, ma solo ascoltate. Quanta fatica e quale percorso di guerra mi tocca fare per presentare la mia opposizione?. Quanto danaro e quanto tempo debbo dedicarci?
Oppure se sottoscrivo una assicurazione sulla salute presso uno sportello bancario , la BNL, per esempio , con una società ad essa affiliata, la Cardif , sempre per esempio, e lo stesso giorno mi avvalgo del diritto
di recesso sancito dalla legge,secondo i tempi e le forme prescritte nello stesso contratto,   quanta percentuale ho , non dico che questa venga accolto, ma che la Cardif mi risponda? Come faccio a rivalermi? Con che efficacia?

Ognuno di noi, credo , almeno una volta ha avuto a che fare con le istituzioni a noi più vicine. Può dire in tutta sincerità che il suo rapporto sia stato , non dico idilliaco, ma almeno improntato su un rapporto di almeno di parvente parità? E senza che questo giudizio venga inficiato dall'esito della propria istanza, o rimostranza o opposizione.

Ora mi chiedo.
Si ritiene, ritenete, che la strada in cui ci stiamo incamminando , ormai da quasi un ventennio, indipendentemente dalle ragioni addotte, se giuste o sbagliate, indipendentemente dalle motivazioni, se valide o surrettizie, ci porteranno ad un maggiore tasso di democrazia?
La domanda è pleonastica, ma necessaria.
E se la risposta è negativa, la strada che abbiamo intrapreso è una strada senza ritorno o si intravede , senza colpi di mano insurrezionalisti , rivoltosi o rivoluzionari , o anche si, mettendo nel conto anche queste, una possibile , probabile inversione di tendenza?
Nel nostro paese, senza pensare né alle Città del Sole o alla società Utopia , potremmo ritornare ad un tasso di democrazia paragonabile a quarant'anni fa ?( che già eravamo in pessima posizione, secondo me)
E limitandoci solo ad un rapporto fra cittadino ed istituzioni a noi più vicine, quelle quotidiane del vivere giornaliero, non al rapporto fra cittadino e il Potere. Elezioni, Parlamento, Stato, Tassazioni, Finanza,ecc ecc.