4 gennaio 2014

Il prima e il dopo. L'oggi e il domani


In questi giorni si assiste ai botti del dopo capodanno. Questa volta però non sono fuochi pirotecnici, ma mediatici. Non si fa altro che parlare di quel santo Graal che è lo spread; il mantra dell'era capitalista-finanziario e nella fattispecie dell'europa dell'Euro. 
Ma come tutti i dati questi vanno letti e interpretati, se si vuol capire e non fare propaganda e sopratutto non lasciarsi andare dall'utilizzo che di questo dato che non è asettico, ma di parte, si vuole fare. 

A maggio del 2011 lo spread era di 145 punti e il rendimento dei Bot a 10 anni era di 4,7%. Oggi lo spread è a 200 punti e il rendimento a 3,9%. Lo spread è superiore ma il rendimento dei titoli è inferiore. Perché dico questo ? Ma perchè occorre ricordare che lo spread è un valore relativo. Indica ( quindi è un parametro indicativo e non di misura assoluta) il differenziale fra due valori . Il rendimento dei titoli di Stato fra la germania e in proprio paese. 
Infatti in Germania i titoli , oggi, hanno un rendimento del 1,7% rispetto a maggio 2011 che era del 3,2%
Se lo spread sale o scende vuol dire che il rapporto fra i titoli della germania e il proprio paese cambia e non necessariamente per merito o demerito della politica economica del proprio paese, ma in rapporto a quel che decide il sistema finanziario investendo o meno in germania o in italia. E non sempre il sistema finanziario è una entità amorfa e asettica. Esso è composto da banchieri e uomini di potere finanziario che possono avere interessi a medio o breve o lungo periodo e quindi decidere di perdere oggi per guadagnare domani o dopodomani o viceversa.  
E' sicuramente un importante parametro economico, ma niente se paragonabile , se si guarda all'economia reale, al tasso di disoccupazione. Ma mentre tutti guardano allo spread come ad un parametro di misura dell'azione di governo nessuno paragona questa al tasso di disoccupazione. Mentre lo spread viene legato direttamente al governo ( quando va bene) il tasso di disoccupazione dipende da parametri che vanno oltre la volontà umana , quasi un mistero divino frutto della provvidenza. 
Tanto ingovernabile e non controllabile, tanto che la crescita , tanto agognata, sospirata, non porterà occupazione, anzi! Eppure i fondamentali dell'economia legano crescita e occupazione, sviluppo e numero di occupati, piena occupazione. Altrimenti a che serve la crescita se non porta ricchezza e benessere? 
Ma qui casca l'asino. Ricchezza e benessere per chi? Per tutti o solo per alcuni?...... 
Se fate questa domanda ai nostri governanti o a chi detiene oggi il potere vi risponderà ( sempre dato per scontato la buona fede ideologica) che se vi è oggi il benessere per i già ricchi questo si tradurrà domani in benessere per tutti. Lo diceva già nell'ottocento Adam Smith, ce lo ripetono ogni volta che si ripetono le crisi cicliche del capitalismo. E puntualmente è il dopo che non arriva mai per tutti, ma ogni volta ci ricaschiamo e facciamo finta di avere la memoria corta.