8 settembre 2014

Ancora uno.... e noi assistiamo impotenti


Uccidere perché uno scappa, non possedendo armi, ne qualunque arma impropria dovrebbe dritto dritto portare all'imputazione. Le norme di comportamento, io ricordo, prevedevano che la polizia( carabiniere) poteva sparare se vi fosse stato rischio, per legittima difesa , e negli altri casi occorreva sparare prima un colpo in aria e poi al corpo. "Si, ma pensavamo fosse un pregiudicato".
Un pregiudicato che scappa non legittima lo sparargli alle spalle. "Si, ma sono inciampato" Non si può correre all'inseguimento con la pistola in mano senza sicura e con il colpo in canna. Lo si insegna appena fai la domanda nei carabinieri. Insomma come la si giri e la si volti la frittata è ormai fatta! E non è la prima. Ma più che frittata si tratta di un modus operandi, non un errore, né un modo scorretto di intendere le regole comportamentali. Sono quasi all’ordine del giorno giovani e meno giovani, ragazzi e meno ragazzi che trovandosi nei pressi di un posto di blocco corrono un serio pericolo di essere ammazzati. E’ forse questo, allora, il vero scopo? Lasciare impuniti, ed anzi portare alla gloria e all’onore quei poliziotti e carabinieri che si macchiano di un simile crimine vuol dire indicare ai sudditi, chi comanda e chi deve obbedire.  L’uccisione di Cucchi, di Aldrovandi, ma non solo, di Riccardo Rasman, Giulio Comuzzi, Manuel Eliantonio, Marcello Lonzi e migliaia di altri solo in questi ultimi anni e nessuno ha pagato o solo alcuni e parzialmente per i crimini commessi, vorrà dire qualcosa che non sia il solito rifugio nella retorica della malagiustizia o della mala polizia!

Perché nel caso del giovane ragazzo napoletano ( più o meno pregiudicato non giustifica, ripeto, l’omicidio) se fosse solo un caso di cattivo funzionamento delle istituzioni repressive e giudicanti , quantomeno non si coprirebbe il colpevole se pur accidentale, ( ammesso e non consesso che sia tale) da una cortina di  omertà da parte dei colleghi, superiori e quant’altri. Cosi è stato nel caso di Cucchi, nel caso di Adrovandi ecc. ecc. E nel caso specifico i suoi colleghi l’hanno visto che non è inciampato, che non è caduto, che il colpo non è partito accidentalmente. Eppure tacciono e supportano e avvallano la versione del collega. Solidarietà fra colleghi si dice, No!,  questa si chiama omertà perché dall’altra parte c’è un ragazzo di 17 anni morto stecchino , cadaverico Le cattive istituzioni seppur sbagliano , ma qualche volta una , anche solo per sbaglio, ci doveva azzeccare, o no?
Ora assisteremo per qualche giorno ai balletti e ai giri di valzer. Poi piano piano le cose si metteranno a tacere e tutto finirà nel dimenticatoio


…..a meno di non avere una madre o una sorella  al pari della Adrovandi e della Cucchi.