30 agosto 2016

Prevenire è meglio che curare.

Lo dice anche un detto popolare.

E quel meglio , in tempi in cui leconomia la fa da padrona, signifa che costa meno ed è più efficace.
Questo si può applicare in tutti i campi. Dalle catastrofi alla salute.

Quanto ci costerà questo ultimo rterremoto sia in temini di vite umane che di risorse andate distrutte che di capitali necessari per i primi soccorsi e poi per l'assistenza, ricostruzione etc etc?

Quanto ci sarebbe costato se avessimo investito nel rendere le case antisismiche ( e lo si può fare anche per le case antiche e le vecchie costruzioni, Oggi la tecnologa ci dice che è possibile) e in primis gli edifici pubblici ? E quanto ci avremmo guadagnato in quell'investimento che sarebbe stato un investimento , appunto, e non un costo? Forse dieci volte di più di quel che ci costa attendere il prossimo evento naturale.

E quanto ci costa aspettare che il malato arrivi al pronto soccorso per le prime cure e poi per la sua assistenza e la sua messa in guarigione, che spesso non sarà mai completa, ma abbisognevole di altre e continue cure?

Occorre avere una laurea alla Bocconi per farsi questi quattro conti in croce?

Allora , dunque, qual'è la conclusione e la sintesi del ragionamento?
Che non è il risparmoi la causa scatenate che genera gli interventi o il mancato intervento. Almeno non dal punto di visto dell'economicità

Ma è smontare e ricostruire il sentire comune l'obbiettivo e che dunque il prevenire , anche se più economico, è meno fruttifero ideologicamente che non farsi curare o ricostruire magari per far ammalar di nuovo e ricostruire daccapo.